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LiturgiaParola - Parrocchia Sant'Antonio Quartu Sant'Elena Cagliari

Parrocchia Sant'Antonio di Padova
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Quartu Sant'Elena
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di Padova
Liturgia della Parola
7 Giugno - SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO
La solennità del Corpo e Sangue di Cristo non viene solo a ricordarci quanta intimità sia concessa e riservata a tutti coloro che celebrano nella fede il suo mistero pasquale. La parola di Dio contenuta nelle letture di quest’anno ci chiede di considerare il dono dell’eucaristia nella cornice metaforica della vita come un viaggio, dove tutti scopriamo di essere pellegrini e forestieri in cammino verso una patria comune. «Ricordati» (Dt 8,2) e non «dimenticare» (8,14) dice Mosè al popolo. Si tratta già di un primo punto prospettico da cui considerare il mistero dell’eucaristia. L’eucaristia che offriamo e riceviamo è il dono che ci aiuta a non dimenticare che durante questo santo pellegrinaggio siamo accompagnati da un Dio che ci ha già fatto «uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (8,14). Mentre attraversiamo «questo deserto grande e spaventoso» (8,15), che è semplicemente l’esistenza umana, Dio provvede a noi con grande fedeltà, donandoci tutto quello che ci serve non solo per nutrire il corpo, ma anche per irrobustire la speranza, sapendo bene che non possiamo vivere «soltanto di pane» (8,3), ma dobbiamo imparare a sostenere i battiti del cuore con parole piene di spirito e di verità. Le parole dell’apostolo Paolo rivelano un secondo importante significato che il Corpo e il Sangue del Signore esprimono. L’eucaristia è segno di comunione; anzitutto con Dio: «Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?» (1Cor 10,16). 3 Ma la nostra unione a Cristo ha bisogno di trasformarsi in legami di amore e di fraternità tra di noi: «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (10,17). La stessa forza di unità che trasforma il pane e il vino nella presenza simbolica di Dio agisce anche su di noi per farci diventare visibile manifestazione di quella comunione d’amore che è la vita della santissima Trinità. Non possiamo dunque conservare divisioni, gelosie e rancori e illuderci di poter entrare in comunione con un Dio che desidera introdurci nel fuoco della sua carità. Sono però le parole di Gesù a illuminare fino in fondo la dimensione profonda presente in questa festa: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53). Nutrirsi del corpo del Signore significa avere in noi la sua stessa vita. Assimilare cioè il suo modo di essere, la libertà del suo vangelo, il respiro grande della sua visione del mondo e delle cose, la sua sete di giustizia e di verità. Celebrare l’eucaristia significa assumere la responsabilità di capire chi è Dio e, liberamente, scegliere di diventare come egli è. Mentre, infatti, con i cibi naturali siamo noi a trasformare quello che mangiamo in ciò che ci serve per vivere, con il cibo spirituale è Dio ad assumere la nostra vita e a trasformarla nel suo stesso dinamismo di amore e di donazione. Per questo l’eucaristia rappresenta il culmine della vita della Chiesa, il punto di arrivo di un cammino di amicizia e di conoscenza. Ma la comunione con il 4 corpo e il sangue del Signore suscita in noi un altro grande effetto: «Come il padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me» (Gv 6,57). Vivere per lui, non più per noi stessi: questa è la meravigliosa libertà che può rigenerare la misura del nostro cuore. Ecco perché diciamo anche che l’eucaristia è la fonte della vita cristiana. Attraverso l’eucaristia, infatti, la vita di Dio si riversa nella nostra, educandoci a vivere come Cristo, fino a renderci liberi di poter offrire quello che siamo ai fratelli. Accogliendo il Signore come «manna sconosciuta» (Dt 8,16) eppure desiderabile, scopriamo che pure noi stessi siamo chiamati a diventare un vero nutrimento per la vita degli altri. Perché la vita resta abbondante non quando la preserviamo e la difendiamo, ma quando siamo disposti a offrirla nella libertà. Arrendendoci all’idea che dare non è conveniente, ma è l’unica scelta capace di placare tutto il desiderio del nostro cuore: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,51).

Riflessione di Padre Roberto Pasolini
Predicatore della Casa Pontificia
7 GIUGNO
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28 GIUGNO
Parrocchia Sant'Antonio di Padova
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