Vai ai contenuti

LiturgiaParola - Parrocchia Sant'Antonio Quartu Sant'Elena Cagliari

Parrocchia Sant'Antonio di Padova
Parrocchia Sant'Antonio di Padova
Parrocchia Sant' Antonio di Padova
Parrocchia Sant'Antonio di Padova
Quartu Sant'Elena
Quartu Sant'Elena
Quartu Sant'Elena
Via S. Antonio, 46 – 09045 Quartu S. Elena
070/810003 – 3405537640  
www.parrocchiasantantonioquartu.it
Quartu Sant'Elena
Salta menù
Salta menù
Salta menù
Parrocchia Sant'Antonio
Salta menù
di Padova
Liturgia della Parola
30 AGOSTO - XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
L’esortazione che l’apostolo delle genti rivolge ai cristiani di Roma, dopo aver illustrato il grande mistero dell’elezione universale di tutti i popoli attraverso la scelta particolare di Israele come primizia di salvezza (Rm 9-11), può essere assunta come prospettiva adeguata per inquadrare l’intera liturgia di questa domenica: «Fratelli, vi esorto, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1). Le parole di Paolo non si riferiscono tanto a un culto di tipo liturgico o immateriale, ma vogliono suggerire un cambio interiore (letteralmente «mentale»), che scaturisce da una mentalità rinnovata, plasmata dalla luce e dalle esigenze del vangelo. Per questo motivo, l’esortazione che segue non è finalizzata tanto a raccomandare opere da compiere, quanto ad approfondire le ragioni che presiedono il modo di pensare e, quindi, anche di agire di coloro che sono rinati in Cristo a un’esistenza nuova: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare» (Rm 12,2). Nella reazione di Pietro, che prende «in disparte» Gesù «e si mise a rimproverarlo» (Mt 16,22), dopo aver udito l’annuncio di passione, morte e risurrezione, possiamo osservare quanto sia invece radicata in noi una mentalità refrattaria alla logica della Pasqua, incapace di «discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui  gradito e perfetto» (Rm 12,2), pur nascosta dietro un modo di parlare e di comportarci apparentemente giusto, persino compassionevole. La reazione di Gesù davanti a questa manifestazione di Pietro è durissima: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16,24).  Nella confessione di Geremia osserviamo come il pensiero umano e quello suggerito dallo Spirito di Dio possano convivere, dando origine a un interiore combattimento – e a una misteriosa convivenza – tra una grande passione e un enorme disappunto, entrambi originati dal «fuoco ardente» (Ger 20,9) acceso dalla parola di Dio. Geremia dichiara apertamente il disagio nel dover «gridare» ogni volta che deve riferire le parole che nessuno può essere mai troppo felice di dover dire agli altri, nemmeno quando le circostanze lo impongono: «Violenza! Oppressione!» (20,8).  Eppure, è proprio questo il frutto prodotto dall’ascolto obbediente della voce di Dio nel nostro cuore: la dolorosa ma liberante maturazione di una sensibilità al reale, di cui si diventa capaci di essere amanti e custodi, disposti a non mentire pur di favorire il compimento del disegno di Dio. Del resto, anche quando «la parola del Signore» diventa per noi «causa di vergogna e di scherno tutto il giorno» (20,8), perché ci impedisce di chiudere gli occhi davanti al male, non è possibile resistere alla sua forza d’attrazione: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre» (Ger 20,7). Possiamo anche cercare di non pensare e di non parlare nel   nome del Signore, ma, se la sua voce ha illuminato le tenebre del nostro cuore, rinnegare la sua testimonianza interiore significa rinunciare, in fondo, a noi stessi. Geremia, al termine del suo appassionato sfogo, è costretto ad ammetterlo: «Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo» (20,9).  Di fronte al dissidio interiore di Geremia appaiono paradossalmente meno folli e quasi più chiare le parole con cui Gesù richiama ogni discepolo alla responsabilità di lasciarsi bruciare totalmente dalla fiamma interiore dello Spirito, quella forza interiore ugualmente responsabile sia del nostro amore per Dio sia del necessario odio verso tutto ciò che – ancora – in noi si scandalizza della sua proposta di vita eterna: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua» (Mt 16,24). Gli argomenti che Gesù adduce per convincerci a perdere tutte le motivazioni che possono farci perdere la vera vita, ci colpiscono e ci affondano perché non sono stringenti affermazioni, ma taglienti domande, che ardono, illuminano e (ci) attendono: «Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?» (Mt 16,26).
Le omelie di Padre Roberto Pasolini,
predicatore della Casa Pontificia.

6 SETTEMBRE
30 AGOSTO
13 SETTEMBRE
20 SETTEMBRE
27 SETTEMBRE
Parrocchia Sant'Antonio di Padova
Via S.Antonio,44 - 09045 Quartu S.Elena
Quartu Sant'Elena
070810003
Torna ai contenuti